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Arrivava così, come una nuvola bianca, come un’entità che si manifestava all’improvviso, come le villi in Giselle ed era impossibile non notarla. Anche in mezzo alla folla la vedevi in tutto il suo candore e non le staccavi più gli occhi di dosso. Carla Fracci. Un nome che è diventato leggenda e che racchiude le memorie di un’epoca gloriosa per la danza.

Carla Fracci, all’anagrafe Carolina, era figlia di Luigi Fracci, un alpino, sergente maggiore in Russia, poi tranviere dell’ATM e di Santina Rocca, un’operaia dell’azienda Innocenti. Nata a Milano poco prima della guerra e orgogliosa delle sue umili origini, raccontava lei stessa di essere stata sfollata con la famiglia in provincia di Mantova e poi a Cremona. Un’infanzia senza giocatoli se non le bambole cucite dalla nonna. Dopo la guerra, la famiglia si trasferì in una piccola casa popolare di Milano. La piccola Carla Fracci non sognava di diventare ballerina, pensava che avrebbe fatto la parrucchiera, ma siccome si dilettava a danzare e aveva uno spiccato senso del ritmo, un’amica dei genitori li convinse ad accompagnare la figlia all’esame di ammissione per la Scuola di ballo della Scala che allora era pubblica e quindi accessibile a tutti. L’ammissione segnò la svolta della sua vita. Particolarmente significativo fu l’incontro con Margot Fonteyn quando Carla era ancora giovanissima: “è stato il sole, la luce che mi è apparsa”, ha detto. Si diplomò nel 1954, entrò nel corpo di ballo, fu solista e nel 1958 fu nominata prima ballerina. Nel 1957 fu al Festival internazionale del Balletto di Nervi (Genova) fondato da Mario Porcile e Ugo dell’Ara, nel Pas de quatre accanto alle stelle Alicia Markova, Yvette Chauviré e Margrete Schanne.

Ha calcato i più grandi palcoscenici del mondo ed ha avuto come partner artisti che hanno fatto la storia della danza: Rudolf Nureyev, Erik Bruhn, Mikhail Baryshnikov, George Iancu, Paolo Bortoluzzi, Amedeo Amodio, Massimo Murru, Roberto Bolle, per citarne alcuni. Étoile internazionale, è rimasta sempre legata alla Scala. Il suo nome rimanda subito ai ruoli del balletto romantico, uno su tutti, suo cavallo di battaglia per cui è universalmente riconosciuta come la maggiore interprete, è Giselle.

Ha diretto il corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, dell’Arena di Verona (che, purtroppo, oggi non esiste più), del Teatro dell’Opera di Roma, ha ricevuto innumerevoli premi e onorificenze, è comparsa in tv non solo in sceneggiati come “Verdi” di Renato Castellani, sulla vita del celebre compositore in cui la Fracci interpretava il ruolo di Giuseppina Strepponi, ma anche nei balletti di repertorio che venivano ospitati negli studi televisivi e nei programmi di varietà accanto a Heather Parisi, per esempio. In tempi più recenti, è stata ospite di diverse trasmissioni.

Carla Fracci sosteneva che la danza non può essere legata solo alle celebrità ma che i talenti che ci sono nelle scuole vanno supportati. Più volte ribadì l’importanza di portare la danza in mezzo alla gente, di renderla democratica e non destinata solo a un pubblico privilegiato dimostrando di avere una visione aperta e proiettata verso il futuro.

«Io ho fatto spettacoli dappertutto. Ho danzato nei tendoni da circo, nelle piazze, nelle chiese. Volevo che quest’arte non appartenesse solamente ad una élite. E anche quando ero impegnata sulle scene più importanti del mondo, sono sempre tornata in Italia per danzare ovunque».
E ancora, al Corriere della Sera “Tra le mie più grandi soddisfazioni non c’è solo quella di aver danzato nei più grandi teatri del mondo, ma anche di aver portato il balletto nei posti più remoti, nelle periferie, e di aver trasmesso a tanti giovani questa passione.”

Carla Fracci si è spenta nella sua casa di Milano il 27 maggio 2021. Dal 1964 era spostata con il regista Beppe Menegatti con cui ha avuto il figlio Francesco.

Commozione generale e pioggia di omaggi da parte delle massime cariche dello Stato, dai media e sui social: teatri, Festival, esponenti del settore, colleghi, insegnanti di danza, amici, pubblico, allievi… Chiunque sia passato dalla danza ha avuto il mito di Carla Fracci. Chi non l’ha vista in teatro o in sala ballo, l’ha vista in televisione perché la carriera della Signora della danza è stata lunga, ricca e ha raggiunto tutti. In autunno arriverà su Rai1 il film Carla, una coproduzione Rai Fiction – Anele con Alessandra Mastronardi nel ruolo della protagonista.

“Con Maria Taglioni Carla Fracci è stata la personalità più importante della storia della danza alla Scala” ha dichiarato il Sovrintendente del Teatro alla Scala Dominique Meyer. “Nei mesi scorsi ho avuto il piacere di accoglierla diverse volte alla Scala dove veniva spesso e a gennaio siamo stati felicissimi di riaverla a trasmettere la sua esperienza alle giovani interpreti dell’ultima Giselle, che è stata per tutti un momento indimenticabile. La penseremo sempre con affetto e gratitudine, ricordando il sorriso degli ultimi giorni passati insieme, in cui si sentiva tornata a casa”. 

Il Direttore del Corpo di Ballo Manuel Legris ha dichiarato: “Ci lascia stupiti, in punta di piedi come Giselle, spirito che resta con noi, riempie le sale ballo, il palcoscenico e i nostri cuori, come la sua energia mai sopita, che ci ha catturato e affascinato quando è tornata a riabbracciare il Teatro e i suoi artisti. Un grande vuoto che, allo stesso tempo, ci fa sentire ricolmi e ricchi di tutta la sua storia, che è la storia del balletto, privilegiati per aver condiviso la sua arte che è vita, leggendario modello e fonte di ispirazione di tutte le generazioni di ballerine”.

Negli anni ’70, Eugenio Montale le dedicò una poesia, “La danzatrice stanca”.

Nel 1981 il New York Times la definì “Prima ballerina assoluta” titolo riservato a pochissime artiste eccezionali.

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Nelle foto, parte della carriera di Carla Fracci: con Martina Arduino al Teatro alla Scala; Carla Fracci in Giselle, scena della pazzia; con Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev; nel balletto La Sylphide; con il Marito Beppe Menegatti.
Carla Fracci e Ronald Pickup in una scena dello sceneggiato “Verdi”.
L’ingresso di Carla Fracci all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli con gli studenti del Liceo coreutico.

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