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Che le nuove generazioni debbano essere coinvolte nel mondo dell’opera è un concetto assodato e indiscutibile. La domanda alla quale dobbiamo rispondere è: perché?

Nell’Ottocento a teatro ci andavano tutti, bambini, anziani, ricchi, poveri, era parte della loro cultura, eppure nessuno lo insegnava nelle scuole. Tutti amavano l’opera, tutti conoscevano l’Esultate di Otello o il Va pensiero di Nabucco. Nell’opera tutti si riconoscevano, si emozionavano e sognavano.

L’opera, infatti, mette in scena situazioni e sentimenti universali che tutti proviamo almeno una volta nella vita. L’amore de La Bohème, la gelosia di Tosca, la malattia e la morte della Traviata, il tradimento di Turiddu, la speranza di Butterfly… L’opera ci fa provare delle emozioni molto intime e forti, insegnandoci anche ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Per questo risulta essere molto educativa per i bambini, perché raccontando delle storie ci mostra la strada migliore da percorrere.

Attraverso l’omicidio di Desdemona in Otello impariamo cosa non bisogna fare, così come dal comportamento meschino del duca di Mantova in Rigoletto. Ci sono, poi, dei personaggi fortemente positivi che possono diventare delle vere e proprie guide e ispirazioni nella nostra vita. Un esempio è Tosca quando lotta contro il potere e la corruzione, o ancora Susanna che, ne Le nozze di Figaro, esige rispetto dal suo “superiore” e riesce ad averla vinta.

I bambini devono essere portati a teatro, bisogna permettergli di assaporare la Bellezza con la B maiuscola e bisogna educarli all’arte e alla musica.

Personalmente conduco sui social da qualche mese una pagina chiamata “L’opera per tutti” dove racconto con parole semplici e accessibili questo meraviglioso mondo. L’opera è PER TUTTI, non è per un’élite. I bambini rappresentano il futuro e bisogna partire da loro impegnandoci a dar loro degli stimoli come piantando un semino da cui presto potrebbe nascerne un albero. Così facendo l’opera può continuare (forse meglio ritornare) ad essere un punto di riferimento culturale all’interno della nostra nazione. Non dimentichiamo che l’opera è nel nostro DNA perché noi italiani ne siamo i creatori.

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